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Informazione” mis. 111b psr 2007-2013
LA FRAGOLA:
La scelta e la preparazione del terreno
La fragola predilige un terreno sub-acido (pH 5,5-6,5) ma si adatta (con alcune varietà) anche a terreni sub-alcalini (pH 7,5-8), se questi sono ben strutturati con un buon contenuto di sostanza organica. Il contenuto di calcare attivo non deve essere superiore al 5 – 6%.
Per quanto riguarda la tessitura, il terreno ideale è quello a medio impasto, ma la fragola si adatta bene anche ad un terreno argilloso, in tal caso è però necessario un buon drenaggio in modo tale da evitare dannosi ristagni idrici, che possano causare asfissia radicale e favorire lo sviluppo di patogeni ( Phytophthora, Rhizoctonia,...).
Se il terreno è a medio impasto è consigliabile intervenire solo con lavorazioni superficiali (15-20 cm) e, se possibile, sostituire all'aratro la vangatrice in modo da evitare la formazione della suola di lavorazione. In caso di terreni compatti, la vangatura verrà preceduta dalla ripuntatura.
In seguito a queste operazioni si procede con la lavorazione superficiale tramite erpici a dischi o a denti rigidi o snodati.
Per quanto riguarda la concimazione di fondo, nel caso di utilizzo di letame fresco, questa va effettuata con ampio anticipo rispetto all'impianto, in caso contrario si ostacolerà lo sviluppo della coltura.
La concimazione di fondo va effettuata pensando che 2-3 settimane dopo il trapianto la coltura necessiterà in particolar modo di azoto. Per rendere più puntuale tale apporto si può ricorrere a concimi azotati organici a base di farina di corna, di sangue o di altre sostanze ammesse che abbiano tempi di rilascio dell'azoto brevi. In tal caso può essere utile incrementare la mineralizzazione con la sarchiatura, prestando attenzione a non destrutturare il terreno e a non diminuire eccessivamente il contenuto di sostanza organica.
Coltivazione su prode
Nel caso si ricorresse alla coltivazione su prode, bisogna eseguire un'aratura più profonda (circa 30 cm). La baulatura deve portare alla formazione di prode alte 20-30 cm e larghe 30-40 cm. La sistemazione del terreno viene eseguita solitamente con macchine che contemporaneamente modellano le prode e stendono il film plastico di polietilene nero pacciamante (circa 0,06 mm di spessore). Di solito, per ottimizzare il tutto, vengono posizionate sotto la pacciamatura anche le manichette per l'irrigazione a goccia.
Tale sistema permette di controllare lo sviluppo di erbe infestanti, di avere frutti più puliti e meno soggetti ai marciumi, in quanto non vengono a contatto con il terreno.
Il film plastico nero consente un anticipo nella maturazione dei frutti grazie al riscaldamento del suolo.
Con la riduzione dell’evapotraspirazione, si riducono gli apporti irrigui. Se i fori vengono predisposti per file binate, la distanza è di circa 35 cm fra le file binate stesse e di 30-35 cm lungo la fila. Se le file sono semplici la distanza lungo le stesse si riduce a 20-25 cm. La distanza fra gli assi centrali delle prode è di 115-125 cm e quindi la larghezza del sentiero di passaggio fra due prode è di 50-60 cm (densità di circa 45000-50000 piante/ha). Le distanze variano a seconda del vigore vegetativo che è in funzione delle varietà e della fertilità del terreno.
In alternativa al film nero è possibile utilizzare quello trasparente sempre in polietilene. Vantaggi di tale alternativa sono un maggior sviluppo vegetativo autunnale e una ripresa primaverile anticipata, quindi una sostanziale precocità nell'entrata in produzione. Ciò è dovuto al maggior riscaldamento del terreno. Di contro vi è un minor controllo delle infestanti (es. portulaca) e una maggiore evapotraspirazione con conseguente incremento della necessità irrigua.
Altra alternativa è legata all'utilizzo di residui vegetali come ad esempio la paglia. In tal caso il metodo è meno impattante da un punto di vista ambientale, ma vi sono problematiche legate al compattamento dello strato vegetale, che costituisce uno strato umido il quale favorisce lo sviluppo di malattie fungine.
Può essere utile l'utilizzo della paglia nell'interfila dove, oltre a controllare le infestanti, impedisce che nei periodi di pioggia vi sia un imbrattamento di fango sui frutti che può favorire lo sviluppo di malattie fungine. Inoltre, la presenza di questo strato vegetale nell'interfila, favorisce il rientro in campo subito dopo una pioggia permettendo ad esempio di proseguire con le operazioni di raccolta.
(dicembre 2009)
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