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I PICCOLI FRUTTI
Negli ultimi anni la coltivazione dei piccoli frutti ha avuto una certa diffusione, in particolar modo nelle zone marginali di montagna dove spesso è difficoltoso coltivare grandi superfici. I piccoli frutti sono una coltura che si caratterizza per un buon rapporto tra redditività e superficie coltivata, permettendo così di ottimizzare la coltivazione di quelli che a volte sono autentici “fazzoletti” di terra. A ciò va sommato l'interesse sempre più crescente nei confronti di prodotti quali le confetture ottenute con questa tipologia di frutta.
D'altro canto tale coltivazione richiede alti investimenti nella fase di realizzazione dell'impianto e un notevole carico di tempi di lavorazione, basti pensare che la coltivazione di piccoli frutti può avere un fabbisogno di manodopera per ettaro, secondo i parametri regionali, sino a 310 giornate/anno contro le 100 giornate/anno a cui si può arrivare in un meleto o 200 giornate/anno di un vigneto terrazzato. La raccolta è di gran lunga il momento di maggior carico lavorativo, Visto la particolare delicatezza dei frutti.
Tra i piccoli frutti abbiamo il lampone, i mirtilli, le more, il ribes (bianco, nero, rosso), l'uva spina.
Generalmente tra queste colture le più resistenti sono le more, il ribes e l'uva spina mentre sono più esigenti lampone e mirtillo.
Esigenze pedo-climatiche e nutrizionali
Per quanto riguarda il terreno i piccoli frutti necessitano di terreni sciolti.
Lamponi e more richiedono un pH sub-acido, ribes e uva spina sub-alcalino, il mirtillo un pH acido.
Gli appezzamenti più adatti sono quelli ben esposti al sole, riparati dai forti venti e dalle gelate tardive. Mirtilli e more possono essere coltivati sino ad un'altitudine di ~ 1000 metri, lamponi, ribes e uva spina sino ad un'altitudine di ~ 1400 metri.
In tal senso è fondamentale la scelta di varietà adeguate alle condizioni climatiche in cui si realizza l'impianto. La scelta varietale è importante anche per la resistenza delle piante a fitofagi e patogeni.
Sempre per limitare la diffusione di fitofagi e patogeni, è buona cosa realizzare un impianto di piccoli frutti preceduto da un prato.
Per quanto riguarda la lavorazione del terreno, se vi è una buona struttura, è sufficiente una lavorazione (es. vangatura)dei primi 15 cm.
Per quanto riguarda la concimazione, normalmente, l'apporto azotato con concimi organici copre anche i fabbisogni di fosforo e potassio. Particolare attenzione va posta nella coltivazione dei mirtilli, dove è necessario l'utilizzo di concimi acidificanti.
Il quantitativo di azoto da fornire è all'incirca di: 35-45 kg/ha per lamponi, mirtilli, more, uva spine; 60-70 kg/ha per il ribes.
Per quanto riguarda l'apporto idrico, è consigliabile ricorrere a sistemi di irrigazione localizzata (es. manichette). Il momento di massimo necessità è nella fase di formazione dei frutti.
(dicembre 2009)
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