Via Schia 21 fr. Sedena - 25017 LONATO (BS) - tel. e fax 030.9133263 393.9242224
 

 

 
    Sei in: coltivazione biologica>la gestione dei fitofagi e dei patogeni>
 
 
LA GESTIONE DEI FITOFAGI E DEI PATOGENI
1. INTRODUZIONE E METODI DI PREVENZIONE
 
 
Nel momento in cui l'uomo effettua un'attività agricola modifica inevitabilmente l'ambiente in cui opera arrivando alla formazione dell'agroecosistema. Per quanto si operi in un contesto di sostenibilità del sistema produttivo, di mantenimento della biodiversità e della fertilità, si assisterà comunque ad una semplificazione biologica dello stesso.
Ciò comporta una comparsa o incremento di fitofagi e patogeni che vanno a colpire le colture in atto, questo rende quindi necessaria una continua attività di monitoraggio e controllo da parte dell'agricoltore per agire nel modo meno dispendioso e contemporaneamente più tempestivo. Ciò è importante in tutta l'agricoltura ma lo è ancor più nell'agricoltura biologica dove non si ricorre sostanzialmente a prodotti di sintesi.
Non è pensabile operare semplicemente sostituendo ai prodotti “convenzionali” quelli indicati nell'allegato II del regolamento CE 889/2008 recante le modalità di applicazione del regolamento CE 834/2007. La stessa normativa prevede che prima di effettuare dei trattamenti bisogna avere messo in atto tutte quelle pratiche atte a preservare le colture e intervenire solo se vi è un effettivo rischio di danno alle stesse.
 
Si agisce quindi preventivamente con una serie di interventi indiretti atti a favorire lo sviluppo della biodiversità, a creare situazioni ambientali sfavorevoli allo sviluppo di patogeni e fitofagi, a rendere più resistenti le colture.
Per incrementare la biodiversità si ricorre alle rotazioni, alle consociazioni, all'utilizzo di colture di copertura ,alla realizzazione o al mantenimento di strutture ecologiche quali siepi, filari, boschi, fasce inerbite.
Le strutture ecologiche hanno diverse funzioni: barriera fisica nei confronti di fitofagi e patogeni, rifugio e habitat per insetti pronubi, per predatori e parassiti di fitofagi (organismi ausiliari).
Inoltre hanno altre funzioni protettive nei confronti delle colture come il controllo del ruscellamento e la funzione di frangivento.
I filari e le siepi possono essere di diverso tipo: filari con piante a 2-3 metri (es. pioppi), fasce alberate con piante a 5-7 metri (acero campestre, ontano, betulla, noce, maggiociondolo,...), frangivento alti costituiti da alberi ad alto fusto consociati a specie arbustive (faggio, quercia, nocciolo, carpino,...), frangivento bassi (acero campestre, biancospino, olivello spinoso,...).
Le fasce inerbite risultano particolarmente utili nell'ambito delle orticole dove si possono intervallare, a fasce coltivate di 20-25 metri, fasce inerbite di 2-3 metri.
Queste fasce possono avere diverse funzioni: ostacolo fisico-chimico (il trifoglio riduce nella coltivazione dei cavoli i danni causati da nottue, cavolaia, afidi, mosca delle radici,...), coltura esca (l'erba medica riduci i danni delle cimici sulle lattughe), colture esca per fitofagi e rifugio per ausiliari (erbai misti di leguminose e graminacee attirano sia afidi dannosi per solanacee e cucurbitacee, sia i predatori e i parassiti degli afidi stessi).
Oltre a questi interventi atti ad incrementare la biodiversità vi sono altri accorgimenti volti ad limitare lo sviluppo di alcune avversità quali l'attenzione a fare concimazioni bilanciate e irrigazioni localizzate.
Tra gli interventi indiretti, molto importante è l'utilizzo di materiale sano e di varietà rustiche e resistenti adatte alle condizioni pedo-climatiche in cui si opera.
 
(Marzo 2009)
 
Vedi anche:
2. La gestione dei fitofagi e dei patogeni: metodi di lotta diretta
3. La gestione dei fitofagi e dei patogeni: impiego di prodotti fitosanitari