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Informazione” mis. 111b psr 2007-2013
PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ALIMENTAZIONE DEI SUINI BIOLOGICI
2. Aspettative riguardo alla produzione suina biologica
Gli attori del mercato e cioè i macellatori e i trasformatori, i consumatori e il pubblico hanno diverse aspettative riguardo alla produzione di suini biologici. Idealmente si aspettano carcasse ottenute nel rispetto degli animali e dell'ambiente, che dovrebbero avere un certo peso, una elevata percentuale di carne magra e una determinata composizione del tessuto adiposo. Il maiale deve avere ottime qualità organolettiche e deve essere sicuro per i consumatori. Tutti questi criteri, alcuni dei quali potrebbero addirittura essere in conflitto fra loro, devono essere soddisfatti in ambiti ristretti. Perciò l'elevata variabilità che si riscontra frequentemente nell'ambito degli attuali sistemi di produzione suinicola biologica non è accettabile. Le aspettative di cui sopra richiedono un certo livello di standardizzazione della produzione suinicola biologica, pur permettendo possibilità di adattamento della produzione alle specifiche realtà regionali o locali. Come affermato precedentemente la gestione dell'alimentazione e del razionamento degli alimenti gioca un ruolo chiave nel processo produttivo e nel soddisfare gli obiettivi della produzione.
Buone performance quantitative, come l'efficienza di crescita e di razionamento nei suini all'ingrasso e al finissaggio, possono essere ottenute senza particolari problemi se i principi della produzione suinicola vengono applicati scrupolosamente. Perciò la necessità di prodotti di ottima qualità, prerequisito per commercializzare la carne di maiale ad ottimi prezzi, può essere ottenuta da una ben organizzata produzione suinicola biologica. Si può ottenere un elevato contenuto di grasso intramuscolare, che aumenterà la qualità sensoriale della carne, anche somministrando diete con un quadro aminoacidico leggermente sbilanciato, che invece non influenzerà sostanzialmente le performance di crescita e il grasso sottocutaneo.
C'è ancora una carenza di informazioni sull'effetto delle tecniche di alimentazione biologica sullo stato di salute e sulle performance produttive delle scrofe e dei suinetti svezzati, i cui fabbisogni differiscono da quelli degli animali all'ingrasso. Mentre i fabbisogni delle scrofe gravide possono essere facilmente soddisfatti somministrando diete a base di foraggi e ridotte quantità di concentrati, le stime di un lavoro in campo evidenziano il rischio di una sostanziale carenza di aminoacidi nell'alimentazione delle scrofe in lattazione e dei suinetti in svezzamento. Ciò è in parte il risultato di una loro ridotta capacità di assunzione degli alimenti associata ad elevati fabbisogni alimentari. Perciò in tutta la catena di produzione del suino, i suinetti sono con maggiore probabilità destinati a risentire maggiormente di una alimentazione inadeguata se, in mancanza di alimenti di alta qualità e diete starter, la quantità di latte materno prodotta dalle scrofe è ridotta a causa di carenze alimentari. Tra le misure di gestione adottabili, un periodo di allattamento leggermente prolungato potrebbe contribuire a stabilizzare la fragile situazione fisiologica dei suinetti e quindi a migliorare la loro condizione fisica.
Le prossime ricerche dovrebbero perciò focalizzarsi sullo sviluppo di strategie di alimentazione biologica in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali di suinetti e scrofe in lattazione. Per quanto riguarda i suini all'ingrasso e finissaggio bisognerebbe impegnarsi per cercare di ridurre l'alta variabilità nelle performance produttive e sugli aspetti riguardanti la qualità della carcassa.
Fonte: Zollitsch, W. (2007) “Challenges in the nutrition of organic pigs”. Journal of the Science of Food and Agriculture 87:2747-2750.
(luglio 2009)
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