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PREVENZIONE DELLE MASTITI
 
 
Con metodo per ottenere mammelle sane
Le mastiti si possono controllare meglio se si attua una prevenzione sistematica. L'esperienza di una azienda agricola biologica tedesca.
 
Le mastiti non nuociono solo al benessere degli animali ma costano soldi! Le diminuite produzioni di latte e il deterioramento della sua qualità, le spese per il veterinario ed i medicinali, il tempo speso per curare l'animale e una ridotta carriera produttiva delle vacche con le mammelle irrimediabilmente colpite determinano costi molto alti. Inoltre nel caso di persistenza del batterio esiste anche il pericolo della trasmissione dell'infezione all'interno della mandria con conseguente deterioramento dell'intero patrimonio zootecnico.
Nell'azienda agricola di “Haus Riswick”, in Germania, questa situazione si verificò nei primi tre anni dopo la conversione al biologico, tra il 2000 e il 2002.
La maggior parte delle vacche presentava mastite acuta, clinica e soprattutto subclinica, con un elevato numero di cellule somatiche nel latte. Attenendoci alle linee guida del dottor Tschischkale per la risoluzione del problema (vedi allegato), si è proceduto sistematicamente e per passi, incominciando con la definizione e l'analisi del problema, svolgendo diverse indagini nell'ambito della mandria e, per quel che riguardava il latte, attraverso analisi di laboratorio, fino ad ottenere risultati positivi dopo aver adottato le misure necessarie.
 
Errori in sala mungitura
In un primo tempo i controlli su tecnica di mungitura, igiene della mungitura, alimentazione, gestione ed igiene della stalla non portarono alcun risultato. Solamente quando si manifestarono evidenti alterazioni, gravi lesioni dello sfintere del capezzolo, un'ulteriore controllo critico dell'impianto di mungitura rinvenne errori nella tecnica di mungitura. L'indispensabile abbassamento del vuoto nella fase di rilascio non avveniva in modo sufficiente, con il risultato di danneggiare l'apice del capezzolo (ipercheratosi), rovinando talvolta in modo irreparabile lo sfintere e il canale striato. In questo modo veniva agevolata la trasmissione di agenti infettanti mastitogeni (Staphylococcous aureus). Un controllo in questo periodo rivelò numerose ipercheratosi del capezzolo e mastiti subcliniche. I controlli citobatteriologici del latte dei quarti di tutte le vacche in lattazione rivelarono che circa un terzo della mandria era colpito. A causa della mungitura errata, che determinava tra l'altro una chiusura insufficiente del canale del capezzolo, si facilitava l'instaurarsi di infezioni causate da Staphylococcous aureus.
 
Contenuto del latte in cellule somatiche altalenante
Molte delle vacche infette non mostravano alcun segno di mastite, alcune addirittura nemmeno un innalzamento delle cellule somatiche nel latte. Al contrario nelle vacche altamente sospette, con quarti mammari induriti e/o alterata consistenza del latte, cioè con formazione di coaguli e stoppini e conseguente aumento di cellule somatiche, il batterio si poteva isolare talvolta solo al terzo controllo, mentre i primi esami risultavano negativi. Nel caso dello Staphylococcous aureus il contenuto di cellule somatiche delle vacche testate “salta” da un controllo all'altro.
Naturalmente gli errori nella tecnica di mungitura vennero immediatamente eliminati. Le vacche con lesioni irreversibili allo sfintere del capezzolo furono scartate. Quelle in cui si era formato un indurimento del canale del capezzolo vennero trattate con successo applicando medicamenti per favorire la cicatrizzazione. Nel frattempo si cominciò immediatamente ad impiegare una sostanza disinfettante a base di acqua ossigenata e con componenti curativi. Per rilevare tempestivamente difetti dell'impianto e prevenirne i danni è opportuno controllare con regolarità i canali e gli sfinteri dei capezzoli, immediatamente dopo la rimozione delle tettarelle. Indurimenti iniziali dello sfintere si possono riconoscere facilmente.
Riguardo all'agente eziologico, dovendoci confrontare con lo Staphylococcous aureus, abbiamo potuto capire meglio il suo metodo di trasmissione durante la lattazione e la sua capacità di incapsularsi e di non procurare sintomi in condizioni immunitarie buone. Per questo motivo nel 2002/2003 abbiamo cambiato la strategia di risanamento dalle mastiti. Da allora le tettarelle vengono risciacquate dopo la mungitura di ogni singolo animale. Finita la mungitura delle vacche considerate “a rischio” (contenuto in cellule somatiche nel latte superiore a 200.000/ml, contenuto altalenante in cellule somatiche durante la lattazione, indurimenti della mammella o sintomi di mastite acuta) le tettarelle vengono ulteriormente disinfettate con un disinfettante a base di acqua ossigenata. Dopo ogni ciclo di mungitura viene disinfettato anche tutto l'impianto.
 
Trattamenti
Per principio trattiamo tutte le vacche con i rimedi omeopatici costituzionali; oltre a ciò, in caso di mastite acuta, si somministra il rimedio omeopatico d'elezione per la patologia. In questo modo il sistema immunitario degli animali viene stimolato a reagire contro l'agente infettante. Se il trattamento omeopatico non si dimostra efficace, e se lo stato di salute dell'animale nel complesso risulta sensibilmente compromesso, si somministrano antibiotici anche in lattazione, nel rispetto del regolamento sul biologico e cioè raddoppiando i tempi di sospensione. Se lo Staphylococcous aureus è causa di una mastite subclinica, i test citobatteriologici possono dare esito incerto a causa di un possibile incapsulamento dell'agente eziologico. In questo caso conviene fare attenzione allo stato della mammella durante la lattazione e prima dell'asciutta, controllando l'andamento delle cellule somatiche o i risultati del test di Schalm, per decidere se trattare gli animali in asciutta. In caso di positività nell'asciutta gli animali sono trattati con un antibiotico intramammario a lento rilascio e per via intramuscolare con un antibiotico efficace contro lo Staphylococcous aureus. Tutte le vacche con le mammelle sane vengono mandate in asciutta esclusivamente con un otturatore (Orbeseal). Negli ultimi due anni in questa azienda il metodo dell'antibiotico in asciutta è stato applicato al 10% delle vacche.
 
Il problema della mammella sotto controllo
Negli ultimi due anni le mastiti nella mandria non rappresentano più un problema acuto, anche se lo Staphylococcous aureus viene ancora isolato in stalla. Per un successo a lungo termine è necessario adottare in modo costante e duraturo una corretta igiene della mungitura, dando importanza alla sanitizzazione delle tettarelle tra una vacca e l'altra.
Con una meticolosa igiene della mungitura, con un impianto di mungitura che funzioni correttamente e in condizioni di gestione, di alimentazione e ambientali ottimali si instaura un stato immunitario tale che i batteri non hanno la possibilità di diffusione nella mandria. Quindi nessun nuovo animale verrà infettato e gli animali già colpiti mostreranno nel tempo una condizione stabile di salute della mammella.
 
Fonte: Verhoeven, A. e Hauswald, A. (2008). “Mit system zum gesunden Euter”. Bioland 05/2008, 23-24.
 
 
(dicembre 2009)
 
Vedi anche:

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