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IL POLLO BIOLOGICO GARANZIA DI SALUBRITA’
 
 
Nelle galline biologiche i batteri acquisiscono più raramente l'antibiotico-resistenza.
Con gli antibiotici si combattono i batteri causa di malattie. In seguito a questi trattamenti si selezionano dei batteri che diventano resistenti ad alcuni principi attivi o contemporaneamente a molti. Negli animali d'allevamento la somministrazione di massa degli antibiotici, il cui uso come stimolatori di crescita è stato proibito nel 2006, ha favorito questa situazione. Batteri come le salmonelle o i Campylobacter, che vivono negli animali, possono diventare patogeni anche per gli uomini che si infettano direttamente dall'animale o attraverso i prodotti alimentari di origine animale. I batteri presenti negli alimenti possono trasferire la loro resistenza ai batteri dell'apparato gastrointestinale dei consumatori. Poiché fenomeni di resistenza si stanno verificando sempre più frequentemente, le infezioni sono sempre più difficili da trattare.
Da ricerche dell'Università di Monaco (TU) è emerso che nelle aziende agricole biologiche   l'efficacia degli antibiotici è mantenuta. Infatti i batteri isolati nelle galline biologiche e nelle loro uova sono più raramente resistenti agli antibiotici rispetto a quelli isolati negli allevamenti convenzionali. Presentano inoltre minori resistenze crociate. I ricercatori dell'università di Monaco hanno inoltre dimostrato che le galline biologiche non sono portatrici di un numero di batteri patogeni maggiore rispetto a quelle convenzionali.
 
Stesso numero di germi
I detrattori dell'agricoltura biologica non raramente affermano che le galline biologiche allevate in gruppi e all'aperto sono portatrici di batteri patogeni in misura maggiore rispetto a quelle convenzionali, allevate in modo “più igienico”, cioè tenute in gabbia. Gli stessi ritengono che anche le uova siano più contaminate, e che ciò comporti un rischio maggiore per i consumatori. Le conoscenze scientifiche sull'argomento sono quasi inesistenti. Per questo motivo il Ministero della Salute bavarese ha commissionato all'università di Monaco, cattedra di igiene animale, uno studio per fare chiarezza su questo punto. I ricercatori, guidati dal Prof. Bauer, hanno testato numerosi campioni di galline e uova, sia biologiche che convenzionali, in diversi allevamenti della Baviera. Sono stati eseguiti strisci cloacali da galline selezionate casualmente e sono state raccolte uova da analizzare. In totale sono stati testati 800 strisci e 800 uova, ricercando diversi batteri. I risultati hanno evidenziato che tutte le specie batteriche ricercate, tra cui Enterococchi, Salmonelle, Campylobacter ed Escherichia coli, sono presenti allo stesso modo sia negli allevamenti biologici che in quelli convenzionali.
 
Minori possibilità di ingresso per gli antibiotici
In compenso i ricercatori hanno trovato differenze nette nel momento in cui hanno trattato i batteri con gli antibiotici. Le galline allevate negli allevamenti convenzionali si sono dimostrate più frequentemente resistenti nei confronti di diversi principi attivi. Se consideriamo per esempio gli enterococchi, questi sono batteri che causano raramente malattie, ma che possono provocare le cosiddette infezioni ospedaliere. Queste sono infezioni che i pazienti contraggono durante un ricovero in ospedale e che, in condizioni di immunodepressione, possono determinare una patologia. Gli enterococchi acquisiscono facilmente la antibiotico-resistenza e stanno diventando sempre meno sensibili nei confronti non solo dei comuni antibiotici, ma spesso anche contro più principi attivi contemporaneamente.
Negli strisci cloacali sono stati quasi sempre trovati in entrambi i sistemi di allevamento enterococchi di specie diverse. Tuttavia quelli trovati negli allevamenti biologici mostravano in percentuali decisamente più basse resistenza contro determinati antibiotici. Nel complesso il 43,6% degli E. faecalis trovati negli allevamenti convenzionali sono risultati resistenti contro più principi attivi contemporaneamente, contro il 26,8% degli allevamenti biologici. I ricercatori hanno trovato una resistenza più bassa manifestata sia da Campylobacter che da Escherichia coli nei polli biologici. In queste ricerche le Salmonelle sono state isolate così raramente in entrambi i sistemi di allevamento da non poter trarre nessuna conclusione sicura. Il Professor Bauer è sorpreso di aver trovato una così grossa differenza in quanto anche nell'allevamento convenzionale, a causa dei costi elevati e dei lunghi tempi di sospensione, non vengono somministrati eccessivi quantitativi di antibiotici. “Questa differenza non può dipendere unicamente dalla minore somministrazione di farmaci negli allevamenti biologici”. Il professore ipotizza che sia l'intero sistema dell'agricoltura biologica a portare vantaggi. Infatti anche altre vie d'ingresso degli antibiotici in azienda giocano un ruolo quando si confrontano tra loro i due diversi sistemi di allevamento, come ad esempio il liquame proveniente dagli allevamenti suini sparso sui campi coltivati e che da lì finisce nei mangimi dei polli.
 
Fonte: “Biohuhn fuer Volksgesundheit". Bioland 07/2009, 16-17.
 
(dicembre 2009)
 
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