Via Schia 21 fr. Sedena - 25017 LONATO (BS) - tel. e fax 030.9133263 393.9242224
 

 

 

 

 

 

 

Sei in: allevamento bio>suini
 
Informazione” mis. 111b psr 2007-2013

SALUTE ANIMALE TRA ASPETTATIVE E REALTA’

 
Lo slogan “alimenti sani da animali sani” esprime un'aspettativa a cui i produttori e i commercianti di prodotti biologici hanno dato volentieri rilievo per distinguersi dai metodi di allevamento della zootecnia convenzionale. Tuttavia la salute animale non è un obiettivo primario dell'agricoltura biologica. Nel Regolamento IFOAM solo tre dei 17 punti trattati fanno riferimento alla zootecnia. In particolare sono ritenuti importanti: il mantenimento della biodiversità, la possibilità di poter manifestare i comportamenti propri per ogni specie e un equilibrato rapporto tra superficie foraggera e densità animale, per sviluppare un corretto ciclo delle sostanze nutritive. La salute animale non è trattata come obiettivo di per sé. La marginalità della zootecnia risulta essere anacronistica in quanto di solito i prodotti di origine animale portano in azienda la maggior parte delle entrate e quindi proprio in questo settore dovrebbe esserci la maggior potenzialità di sviluppo. 
Al contrario nel Regolamento CEE 1804/99 sull'agricoltura biologica si attribuisce una particolare importanza allo sviluppo della zootecnia biologica. In due capitoli dell'appendice si stabilisce che la salute animale deve essere incentivata, dando priorità alle misure preventive, e specificatamente attraverso:
•l'allevamento di linee genetiche e razze resistenti;
•un metodo di allevamento degli animali orientato ai bisogni degli stessi;
•l'uso di alimenti di alta qualità;
•la possibilità di movimento in stalla, l'accesso al pascolo e basse densità animali.
 
Nel trattamento degli animali ammalati, quando possibile, bisogna privilegiare l'uso della medicina alternativa rispetto ai trattamenti con quella convenzionale. 
Viste queste dichiarazioni di intenti si pone la questione se le imposizioni della Direttiva CEE, da cui i regolamenti delle diverse associazioni non si allontano di molto, sono idonei a garantire un alto livello di salute animale. Poiché diversi punti del regolamento CEE a causa di deroghe spesso non sono stati ancora applicati (ad esempio quelli riguardanti l'uso dei pascoli) è ancora prematuro esprimere un giudizio definitivo. Tuttavia gli studi attualmente disponibili su questo argomento non lasciano molto spazio alla tranquillità. Miglioramenti in alcuni settori (ad esempio disturbi di fertilità e metabolici) si sovrappongono a peggioramenti in altri (ad esempio malattie della mammella). Anche quando l'abbondanza di spazio sia dentro che fuori la stalla, la disponibilità della lettiera con paglia e la proibizione di legare gli animali sono collegati in modo decisamente positivo con la possibilità da parte degli animali di manifestare i comportamenti specie-specifici, tuttavia non si dimostrano efficaci per migliorare la situazione sanitaria. Ma  questo non ci deve stupire in quanto è risaputo che le principali malattie che colpiscono gli animali allevati sono soloin parte influenzate dalle condizioni di allevamento. I principali rischi alla salute animale di regola vanno da una gestione non appropriata ad una inadeguata  cura degli animali. Sicuramente con il Regolamento CEE 1804/99 si promuove in modo chiaro la salute animale, senza tuttavia offrire nessuna garanzia di ottenere un elevato stato di salute. 
E' evidente che gli agricoltori che praticano la zootecnia biologica devono affrontare difficoltà molto superiori rispetto ai colleghi che praticano l'agricoltura convenzionale.
Tra gli altri, alcuni aspetti possono rendere il mantenimento della salute animale  notevolmente più difficile:
•l'ampia limitazione ad usare gli alimenti prodotti nella propria azienda e i limiti imposti all'acquisto di alimenti all'esterno rendono difficile la formulazione di una razione bilanciata e in grado di soddisfare i fabbisogni alimentari;
•nell'allevamento della vacca da latte la produzione di foraggi ad alto livello energetico spesso viene sacrificata in azienda a favore di altri prodotti vendibili sul mercato;
•la differenziazione di un'azienda mista non raramente ha come conseguenza una carenza di specializzazione, che è in contrasto con le indispensabili misure di ottimizzazione;
•la cura degli animali è una attività che richiede molto tempo e si pone in concorrenza con le altre attività aziendali rispetto alla risorsa 'tempo a disposizione', venendo spesso sacrificata.
 
In molte aziende con un minimo aumento dei costi si può fare molto per migliorare lo stato di salute degli animali. Lo svolgimento regolare delle analisi degli alimenti, l'ottimizzazione della razione così come l'analisi dei dati a disposizione ottenuti dai controlli sul latte e la messa in pratica dei provvedimenti necessari così dedotti offrono grossi potenziali per un risparmio dei costi e un aumento delle entrate. 
Tuttavia ciò non aiuta molte aziende a risolvere un problema essenziale. Arrivati ad un certo determinato livello le spese per raggiungere e mantenere la salute animale costano più tempo e denaro di quanto non si possa guadagnare nelle attuali condizioni. I ridotti sovrapprezzi ottenuti dalla vendita di prodotti di origine animale ottenuti da agricoltura biologica vengono in massima parte consumati attraverso i maggiori costi che si hanno con la preparazione degli alimenti o con l'acquisto dei giovani animali per la rimonta. Di fatto un riconoscimento economico delle limitazioni aggiuntive che si hanno con l'applicazione del Regolamento non ha luogo. Vista la mancanza degli stimoli economici e un permanente carico, e sovraccarico, di compiti da svolgere in azienda non c'è da stupirsi se tanti agricoltori non vogliono, o non possono, accettare nessuna ulteriore richiesta temporale o monetaria per dedicare maggiori cure agli animali.  
Da diversi studi sulla situazione della zootecnia biologica si può concludere che l'applicazione della Direttiva CEE porta più di un vantaggio agli animali. Ciò tuttavia non basta a migliorare in modo basilare la salute animale. Senza una adeguata gestione non ci si possono aspettare successi nel miglioramento della salute animale.  Prima di tutto una  soddisfacente creazione di valore aggiunto sui prodotti di origine animale permetterà agli agricoltori o di rinunciare ad altri settori dell'azienda a favore di quello zootecnico o di assumere nuovo personale (per esempio un veterinario con la funzione di consulente). Anche dal punto di vista della politica agraria l'attuale atteggiamento, che sostiene che i prezzi per i prodotti da agricoltura biologica siano troppo alti, deve essere fortemente contrastato. Da questo punto di vista esiste casomai il problema di prezzi troppo bassi per prodotti di elevata qualità e per un metodo di allevamento impegnato a garantire determinati livelli di tutela degli animali. La produzione animale convenzionale, con la sua strategia di massimizzazione e di drastica riduzione dei prezzi ha più che superato il traguardo e, con la conseguente dilagante sovrapproduzione, non solo ha intaccato l'immagine dei prodotti di origine animale, ma ne ha anche rovinato i prezzi. Per cambiare questa tendenza c'è bisogno di un'intensiva attività informativa sia all'interno del mondo agricolo che nei confronti di quel limitato gruppo di consumatori che è aperto e sensibile ai problemi della salute animale.
 
Traduzione da
“Tiergesundheit zwischen Anspruch und Wirklichkeit”
Albert Sundrum
Istituto di alimentazione e salute animale
Facoltà di Agricoltura Biologica
Università di Kassel
Germania