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ZOOTECNIA BIOLOGICA: TRE ESPERIENZE A CONFRONTO
2-Allevamento polli e galline
Il 5 dicembre 2009 a Prevalle, in provincia di Brescia, presso l'Azienda Agricola Le Caselle si è svolto un seminario dal titolo “Zootecnia biologica: tre esperienze a confronto”. L'evento, organizzato dall'Associazione “La Buona Terra”, era rivolto agli agricoltori, ai tecnici e ai consumatori.
Sono stati invitati come relatori tre allevatori biologici della Lombardia: Sara Rizzardini, allevatrice di vacche da latte, Ezio Piva, allevatore di polli e galline ovaiole e Paolo Truzzi, allevatore di suini.
La chiusura dell'incontro è stata affidata al Dott. Gaetano Vertova, agronomo e tecnico dell'Istituto Mediterraneo di Certificazione (IMC).
Riportiamo una sintesi degli interventi.
Seconda esperienza
Allevamento dei polli e delle galline ovaiole: problemi di applicazione del Regolamento (CE) n°834/2007 e di commercializzazione
Relatore: Ezio Piva, allevatore biologico di polli e galline ovaiole (az. agr. Fattoria Paradello di Rodengo Saiano BS).
La nostra è una piccola azienda di 15 ettari coltivati a cereali e leguminose in funzione della produzione di farina per il consumo umano (polenta) e per l'alimentazione degli animali del nostro allevamento. Commercializziamo i nostri prodotti attraverso la vendita diretta al pubblico, in uno spaccio aziendale.
Come azienda biologica siamo nati circa 6 anni fa. Io sono sempre stato agricoltore. Poi ho fondato un'azienda nel settore del verde pubblico, specializzata in formazione di campi da calcio in erba, zolle di manto erboso. Purtroppo non l'azienda biologica ma questa attività consente di far vivere la nostra famiglia. L'idea del biologico ci è venuta perché il cuore della nostra azienda, l'agricoltura e quindi i nostri terreni coltivati, stava un po' morendo. Non siamo arrivati al biologico per motivi economici ma per una cultura di rispetto della vita, dell'ambiente, per garantire al consumatore un prodotto buono e sano.
Convertire i terreni è stato duro. Mettersi a produrre mais senza il diserbo dopo due generazioni di agricoltura convenzionale è stato difficile, abbiamo avuto molti costi. C'è comunque stato molto entusiasmo. Da un punto di vista tecnico le cose si sono evolute positivamente: è possibile, se si vuole si riesce!
Dopo due anni abbiamo iniziato con le galline biologiche, pensando che l'uovo fosse la cosa più semplice da proporre. Il nostro primo slogan è stato: “Cogli l'uovo direttamente in fattoria!”. Abbiamo fatto volantinaggio in 5 paesi attorno alla nostra azienda, purtroppo con scarso successo. Siamo andati al mercato, c'è stato il problema del prezzo da spiegare ai consumatori.
Non abbiamo avuto problemi ad applicare il Regolamento del biologico. Abbiamo cambiato le tecniche agronomiche, rispettato i divieti su determinati prodotti, accettato le rese e scelto razze rustiche resistenti. Siamo addirittura andati oltre il Regolamento che impone 4 m² per capo di pascolo: i nostri animali ne hanno a disposizione 8! Infatti è possibile ottenere produzioni rispettando il Regolamento, ma anche andando oltre, stabilendo noi le norme che riteniamo opportune per il benessere animale.
Riguardo alla commercializzazione abbiamo avuto difficoltà ad adempiere alle richieste della ASL. Per vendere le uova ci vuole il centro di selezione e confezionamento. E' possibile produrre le uova ma non confezionarle. Per 300 uova al giorno abbiamo dovuto allestire un centro di confezionamento: speratrice, calibratrice, numero del Ministero... Abbiamo dovuto scavalcare una montagna burocratica incredibile per poter vendere le nostre uova, e l'abbiamo fatto. Ci sono voluti due anni. Gli stessi funzionari ASL, con i regolamenti in mano, non erano in grado di aiutarci.
Tutto questo è stato finanziato con l'altra attività e i costi, rispetto al problema, sono stati incredibili.
Comunque il percorso è stato fatto e adesso abbiamo anche aumentato e da un gruppo di 300 siamo passati a due gruppi: uno di 500 e l'altro di 400. Abbiamo circa 600-700 uova al giorno da vendere. Grazie ai gruppi di acquisto nell'ultimo anno c'è fermento: da noi con la vendita delle uova è tornato l'entusiasmo.
Riguardo all'allevamento del pollo, all'inizio abbiamo fatto errori sulla composizione del mangime per i pulcini. In giro c'è poca esperienza e si prova. Abbiamo quindi avuto problemi tecnici iniziali, ma poi siamo riusciti a superarli. Acquistiamo il pulcino di 1 giorno, lo svezziamo e lo accasiamo. Produciamo il 70% del mangime di cui abbiamo bisogno. Acquistiamo farina di erba medica pellettata.
E' rimasto invece irrisolto il discorso sanitario dell'animale morto: la macellazione e la vendita. Per la macellazione inizialmente ci hanno accettato un macello in deroga. I tempi sono stati lunghi, anche l'ASL era in difficoltà a capire cosa poteva lasciarci fare. Abbiamo adeguato i locali e siamo partiti. Adesso, entro la fine del 2009, il Regolamento Comunitario prevede che i macelli in deroga spariscano, che tutti siano a norma, e di conseguenza le piccole produzioni verranno penalizzate. Infatti il Regolamento Comunitario è fatto su misura per i grossi numeri. Noi dovremmo investire altri 60.000-70.000 euro per nuove celle frigorifere e altre strutture. Per ammortizzare questo nuovo impianto dovremmo avere 5.000 polli alla settimana. Una tale quantità di polli, prodotta in modo biologico, richiederebbe un territorio vastissimo. E poi i polli bisogna venderli, e al prezzo giusto. Infatti il pollo biologico è quello con la forbice più aperta, rispetto al convenzionale, di qualsiasi altro prodotto biologico.
Rispetto al pollo ci siamo trovati quindi nella situazione in cui o dovevamo smettere, e infatti abbiamo sospeso la produzione, o decidere di rinunciare al marchio biologico e andare al macello convenzionale, perché macelli di pollo biologico non ne abbiamo trovati. Ce n'è uno in provincia di Cremona, ma è un allevatore e non può fare il conto terzi, altrimenti ci saremmo uniti. Bisognerebbe fare un consorzio, un macello biologico che possa lavorare per tutti.
Noi con il pollo avevamo puntato sul privato, sui ristoranti, però non siamo riusciti a creare una continuità con gli ordini. Quindi abbiamo deciso di sospendere la produzione. Poi hanno cominciato a chiedercelo e allora abbiamo ripreso a produrlo, però solo su prenotazione e lavorando principalmente con i gruppi di acquisto. Io allevo i polli in modo biologico ma sono costretto a portarli al macello convenzionale, perdendo così il marchio di filiera. Vendo il pollo biologico senza il bollino bio. Adesso abbiamo prenotazioni per tre cicli in primavera. Alleviamo inoltre 1500 capponi per Natale, che vanno molto bene.
Portare i clienti in azienda è stato molto difficile. Abbiamo fatto uno sforzo di 100 per raggiungere un risultato di 5. Rispetto ad altri settori noi abbiamo la qualità, tuttavia facciamo fatica a vendere, pur avendo investito tanto in pubblicità.
Adesso abbiamo fatto anche ortaggi, su un appezzamento di terreno biologico di 2500 m². Da giugno li proponiamo e questi prodotti ci stanno portando persone in azienda. E' un segnale positivo: i clienti comprano gli ortaggi, comprano l'uovo e prenotano il pollo. Anche questo è un esempio di multifunzionalità.
(dicembre 2009)
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