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GLI ANIMALI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA:
FUNZIONI ECOLOGICHE, SOCIALI ED ECONOMICHE DEGLI ANIMALI IN UN SISTEMA BIOLOGICO
Il futuro è già arrivato
Agricoltori in diverse parti del mondo, in maggior parte biologici, hanno risposto alla domanda di Shiyomi e Koizumi in modo affermativo. Questi agricoltori hanno dato vita a sistemi che includono gli animali per poter raggiungere le necessarie sinergie biologiche che permettono loro di di aumentare la produttività, liberandosi dall'impiego di input energetici intensivi.
Ecco tre esempi.
Takao Furuno fino al 1987 era un tipico produttore industriale di riso nel sud del Giappone. Produceva riso in risaie a monocoltura, usando fertilizzanti e pesticidi per massimizzare i raccolti. Un giorno si rese conto che i suoi guadagni annuali venivano divorati dai costi derivanti da quel sistema di produzione. Decise così di trovare un nuovo metodo. Furuno usò la miglior saggezza del passato, coniugandola con la miglior scienza disponibile per arrivare ad un sistema nuovo.
Dal passato Furuno imparò che gli agricoltori erano soliti allevare anatre e pesci nelle risaie e che spesso ai loro confini piantavano alberi da frutto. Quando furono introdotti i metodi industriali moderni, studiati per aumentare i raccolti di riso, i pesticidi usati per controllare gli insetti nocivi resero il nuovo ambiente inadatto ai pesci e agli alberi da frutto, e di conseguenza gli agricoltori si concentrarono per produrre unicamente la massima quantità di riso possibile. Furuno iniziò a chiedersi se con nuove informazioni scientifiche si potesse ripensare il vecchio approccio per una produzione multi-specifica.
Dopo alcuni esperimenti Furuno scoprì una razza di anatre, ottenuta incrociando maschi selvatici con femmine domestiche, che si dimostrò un'eccellente divoratrice di insetti. Introducendo 200 anatre per ettaro nelle sue risaie, queste erano in grado di tenere sotto controllo le popolazioni di insetti nocivi, in modo che non ci fu più bisogno di usare un insetticida. Con l'eliminazione dell'insetticida, era ora possibile allevare il pesce nelle risaie e produrre la frutta sui confini. L'agricoltore si accorse inoltre che la combinazione di anatre e pesci, che si nutrivano entrambi anche di un'erba infestante (azolla), tenevano questa sotto controllo al punto da non dover più impiegare erbicidi. Si rese inoltre conto che quando l'azolla (che i produttori di riso chiamano “erbaccia del riso”) era tenuta sotto controllo, si dimostrava addirittura utile in quanto in grado di fissare i nitrati nell'acqua. L'azoto fornito da questa pianta, associato alle feci delle anatre e dei pesci, garantivano tutta la fertilità necessaria per il raccolto, in modo tale da non rendere più necessario l'acquisto di fertilizzanti.
Dopo alcuni anni dall'applicazione del nuovo sistema anatra/riso/pesce/azolla, il raccolto di riso è aumentato. Dopo ricerche Furuno ha riscontrato che le corone delle radici delle piantine di riso erano quasi raddoppiate rispetto alle piante del precedente sistema industriale, producendo più polloni, e di conseguenza più riso. Attualmente il suo raccolto di riso è aumentato dal 20 al 50% rispetto al vecchio sistema industriale.
Il nuovo sistema non è semplicemente l'aggiunta di animali in un sistema per ottenere fertilizzante, ma un sistema completamente nuovo basato sulle sinergie biologiche. Come sostiene Furuno: “Il concetto è produrre una varietà di prodotti in un determinato spazio per ottenere la massima produttività d'insieme. Ma questo non consiste semplicemente nel mettere assieme tutti i componenti, ma nel permettere a tutti i componenti di influenzarsi a vicenda positivamente in una relazione di produzione simbiotica”.
Nel suo nuovo sistema Furuno introduce molto poca energia dall'esterno. Il lavoro umano è svolto dalla sua famiglia per catturare le anatre e il pesce e per raccogliere la frutta. Usa una piccola piantatrice a gas per trapiantare le piantine di riso nelle risaie e, naturalmente, raccoglie il riso meccanicamente.
Ma invece che produrre un solo raccolto, ne sta ora producendo cinque: carne di anatra, di pesce, uova di anatra, fichi e riso, dalla stessa superficie di terreno. Per ottenere questo eccezionale aumento di produttività, compreso l'aumento delle produzione di riso, non ricorre all'utilizzo di nessuna fonte esterna.
Un secondo esempio viene dallo Iowa, negli Stati Uniti Centrali. Jeff Kuntz e suo fratello Greg, aiutati dal padre William, hanno progettato un nuovo sistema integrato viti, mais dolce e polli che sembra produrre risultati simili a quello di Furuno in Giappone.
Il progetto è piuttosto semplice. La famiglia Kuntz coltiva appezzamenti di terreno, circa 50 di 15 per 45 metri. Gli appezzamenti sono completamente recintati per contenere i polli. All'interno di ogni appezzamento vengono piantati tre filari di viti, alla distanza di circa 3 metri l'uno dall'altro. Tra ogni filare si pianta mais dolce. Dopo tre anni le viti iniziano a produrre uva. Ogni anno, una volta che il mais dolce ha raggiunto un'altezza di circa 25-30 centimetri, negli appezzamenti vengono introdotti polli o fagiani. I volatili tengono gli insetti sotto controllo, mangiano i germogli delle piante infestanti di modo che nessun trattamento disinfestante sia necessario, e aiutano a potare le viti. Le feci dei polli garantiscono la fertilità di cui il sistema ha bisogno.
Questo sistema di produzione richiede inoltre l'uso di molto poca energia. Per lavorare il terreno vengono usati macchinari semplici. Il raccolto viene fatto tutto dalla famiglia. I fagiani sono venduti ad una vicina riserva di caccia, dove i cacciatori pagano 5 dollari a volatile per il privilegio di cacciare. I polli vengono macellati in un macello locale. E questa famiglia sta ottenendo più di 10.000 dollari di profitto per acro grazie a questo nuovo modo di fare agricoltura.
Jeff Kuntz spera adesso di coinvolgere un gruppo di giovani agricoltori ad adottare il sistema degli appezzamenti, costruendo ognuno di loro 20 appezzamenti recintati. Mettendo insieme la produzione di uva di tutti, Jeff spera di poter dar vita a una cantina sociale per aggiungere valore addizionale alla loro produzione viticola.
Anche il terzo esempio viene dallo Iowa e sta diventando molto comune. Si tratta di una azienda biologica di microproduzione di latte, con il pascolo a rotazione.
Francis Thicke ha convertito tutta la azienda a pascolo. Le sue vacche Jersey vengono spostate da un paddock all'altro durante tutta la stagione, pascolando intensamente su ogni area per uno o due giorni, per venire successivamente spostate al paddock successivo, permettendo all'erba di ricrescere. Le erbe perenni hanno radici profonde e perciò sono più resistenti delle specie annuali alla siccità, all'allagamento e sono meno suscettibili alla erosione del suolo. Questa azienda agricola è quindi meno vulnerabile all'instabilità del clima rispetto alla monocoltura di mais e soia, che in questa zona abbondano.
Il latte delle vacche dei Thicke è imbottigliato in azienda e venduto localmente con l'etichetta dell'azienda, “Radiance Dairy”. Gli acquirenti delle comunità locali comprano tutto il latte che l'azienda è in grado di produrre. Nello Iowa si contano oggi sette microaziende di questo tipo, che producono latte affidandosi al pascolo e i consumatori che comprano questo latte si ritengono molto soddisfatti in quanto il prodotto “è buono”.
Thicke alleva anche polli allo stato libero in quanto questi mangiano le larve delle mosche presenti nelle feci delle vacche, riducendo così la popolazione di mosche in modo abbastanza soddisfacente da non dover usare in azienda nessuna misura di controllo contro questi insetti. E logicamente i polli rappresentano un'ulteriore fonte di reddito.
Fonte: Kirschenmann, F. (2006). Animals in an organic system: exploring the ecological, social and economic functions of animal in organic agriculture. Proceedings of the first IFOAM International Conference on Animals in Organic Production. St. Paul, Minnesota (USA): Pp. 5-15.
(dicembre 2009)
Vedi anche:
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