Via Schia 21 fr. Sedena - 25017 LONATO (BS) - tel. e fax 030.9133263 393.9242224
 

 

 

Sei in: allevamento biologico>analisi e approfondimenti

Informazione” mis. 111b psr 2007-2013
 
 
GLI ANIMALI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA:
FUNZIONI ECOLOGICHE, SOCIALI ED ECONOMICHE DEGLI ANIMALI IN UN SISTEMA BIOLOGICO
 
Gli animali nell'agricoltura biologica del passato
 
Molti dei fondatori storici sia del movimento biologico che biodinamico sostenevano la tesi che gli animali fossero componenti essenziali dei sistemi di produzione biologica.
Nelle sue lezioni di agricoltura, nel 1924, Rudolph Steiner ad esempio definiva una “azienda agricola sana” quella in cui gli animali erano parte integrante del sistema. Steiner sosteneva che nelle nostre aziende “dovremmo cercare di avere tutto quello di cui abbiamo bisogno per le produzioni agricole, compreso naturalmente un adeguato numero di animali... L'azienda sana è quella in grado di produrre tutto ciò di cui ha bisogno da sola”. E' implicito che un'azienda non possa produrre tutto ciò di cui ha bisogno senza animali.
Il nostro sistema agricolo industriale moderno ci ha portato in una direzione molto diversa. Ora abbiamo adottato un modello agricolo che stabilisce che l'unico modo per massimizzare la produzione e raggiungere l'uniformità dei prodotti è attraverso la specializzazione, ottenendo tutta l'energia per sostenere la produttività al di fuori dell'azienda. Quindi i nostri attuali sistemi di produzione sono di fatto l'opposto di quello che Steiner auspicava. La maggior parte delle aziende agricole moderne produce solo uno o due tipi di raccolto in rotazioni altamente semplificate o si specializza nell'allevamento di una singola specie animale, confinata in strutture chiuse per massimizzare l'efficienza del lavoro e l'uniformità del prodotto. E poiché alcune delle nostre aziende agricole biologiche soccombono alla pressione dell'industrializzazione, iniziano ad assumere un aspetto molto simile, pur usando input energetici “naturali” anziché “sintetici”.
Dalla prospettiva della produzione di “cose da mangiare” questo sistema moderno industriale ha rappresentato un successo. Ha aumentato in modo eccezionale la quantità di sostanze alimentari disponibili e molti sostengono che ciò abbia contribuito a prevenire la morte per fame di milioni di persone. Tuttavia il successo di questo sistema industriale era basato sulla disponibilità di due componenti critiche: le risorse naturali accumulate sul pianeta in 3.5 miliardi di anni di vita e le zone naturali di accumulo, in grado di assorbire i rifiuti prodotti da questo sistema. All'inizio di questa nuova era dell'agricoltura entrambe queste risorse sono agli sgoccioli.
A causa della sua natura estrattiva l'agricoltura biologica è stata un'assoluta sfruttatrice. Nello spazio di mezzo secolo è stata in parte responsabile dell'esaurimento delle nostre risorse fossili, delle riserve idriche e dell'incredibile riserva di fertilità del suolo che, come Sir Albert Howard ci ricordava, “è la condizione primaria di ogni sistema agricolo permanente”. Durante lo stesso mezzo secolo ha riempito le zone di accumulo naturali al punto che gli inquinanti prodotti da questo sistema non possono più essere riassorbiti. Sul pianeta sono ora stimate 150 zone di ipossia, tutte a valle delle regioni ad alta produzione agricola industriale. La quantità di anidride carbonica liberata nell'ambiente sta cominciando a causare il tipo di instabilità climatica che produrrà uno stress sempre maggiore sui sistemi di produzione agricola altamente specializzati.
Alla fine sarà proprio l'esaurimento di queste risorse critiche ad obbligare l'agricoltura a cambiare, offrendo all'agricoltura biologica un'opportunità unica per aiutare a creare una nuova era agricola sul pianeta. E credo sia in questo contesto che dobbiamo analizzare il ruolo degli animali in agricoltura biologica.
Per prima cosa chiariamo subito che gli animali non sono necessari per ottenere una produttività sostenibile nelle specifiche operazioni agricole. In un articolo illuminante pubblicato nel numero di maggio/giugno della rivista “World-Watch Magazine”, Brian Halweil riferisce che in molte parti del mondo la produttività può essere aumentata e mantenuta senza ricorrere a fertilizzanti di origine animale. Halweil cita il lavoro di un gruppo di ricercatori dell'Università del Michigan che hanno riassunto i risultati di 77 studi compiuti sia in aree temperate che tropicali. Questi risultati hanno dimostrato che “un uso più diffuso di coltivazioni fissanti i nitrati nelle principali regioni agricole del mondo potrebbe produrre 58 milioni di tonnellate di azoto in più rispetto alla quantità di azoto sintetico attualmente impiegato ogni anno”.
I ricercatori dell'Università del Michigan hanno trovato che in Pennsylvania il trifoglio rosso usato come cereale vernino in rotazione con avena/frumento-mais-soia, senza l'aggiunta dall'esterno di altri fertilizzanti, produce raccolti paragonabili a quelli ottenuti con l'aggiunta di fertilizzanti chimici. Anche nelle regioni aride e semi-aride tropicali dell'Africa orientale, dove tra un raccolto e l'altro la disponibilità di acqua è limitata, la semina di un sovescio resistente alla siccità come il pisello Cajanus cajan o le arachidi potrebbe essere praticata per fissare l'azoto. Nello stato di Washington, i produttori biologici di frumento hanno raggiunto in quantità di raccolto prodotto i loro vicini convenzionali, usando in rotazione lo stesso pisello per fissare l'azoto . In Kenia gli agricoltori che usano le leguminose hanno duplicato o triplicato il raccolto di mais, riuscendo nello stesso tempo ad eliminare certe infestanti resistenti e ottenendo anche foraggio per gli animali.
 
Fonte: Kirschenmann, F. (2006). Animals in an organic system: exploring the ecological, social and economic functions of animal in organic agriculture. Proceedings of the first IFOAM International Conference on Animals in Organic Production. St. Paul, Minnesota (USA): Pp. 5-15.
 
(dicembre 2009)
 
Vedi anche:

 

loghi_slogan_colori